Il 2 febbraio, Imbolc e le altre feste tra culti, religione e astronomia

febbraio-imbolc

Febbraio, le giornate iniziano, pian piano, a regalarci qualche ora di luce in più e temperature man mano meno rigide. Non a caso, proprio tra il 1° e il 2 febbraio siamo nel punto mediano tra il solstizio d’inverno (20-21 dicembre) e l’equinozio di primavera (20-21 marzo).

In antichità, secondo il calendario celtico, in questa occasione si celebrava la festività di Imbolc, la festa del culmine dell’inverno; Imbolc in gaelico significa “in grembo” o “nel latte” indicando il momento in cui gli animali da gregge stanno per dare alla luce i loro piccoli e stanno per produrre il latte.

Dal tramonto del 1° febbraio fino al giorno successivo si festeggiava la luce crescente (più ore di sole)  e il Sole Bambino che muoveva i suoi primi passi dopo l’inverno: una rinascita, un ritorno alla luce e alla fertilità, le forze della natura che si risvegliano e si riattivano.

Durante la festività si onorava la dea Brigit, la triplice dea del cambiamento e del fuoco, raffigurata, appunto, come fanciulla vergine, madre feconda e anziana, a rappresentare le 3 fasi e manifestazioni della natura che ritorna alla vita dopo la morte invernale. Si onorava, inoltre, il dio Kernunnos, rappresentante le forze primordiali della natura che si risvegliavano e fecondavano la dea Brigit. Era usanza, inoltre, accendere lumini e candele sull’uscio di casa.

candele

In epoca cristiana, infatti, nella vasta opera di competizione e sostituzione nei confronti delle precedenti feste pagane, venne equiparata e poi sostituita dalla festa della Candelora. Precedentemente nell’antica Roma la festività prendeva il nome di Lupercalia in cui si onoravano Giunone e il dio Fauno: Giunone, secondo la leggenda, ridiede alle donne romane, divenute tutte improvvisamente sterili, la fertilità grazie ad un rito e un sacrificio fatto in suo onore, in seguito ripetuto ogni anno durante i Lupercali. Proprio come Brigit, Giunone rappresentava la natura e la fertilità, mentre il dio Fauno, metà uomo e metà cervo, rappresentava, come Kernunnos, l’energia maschile fecondante.

La festività di Imbolc, nel paganesimo e neopaganesimo poi, è uno degli otto sabba, uno dei quattro maggiori, della Ruota dell’Anno, una ruota che gira senza soluzione di continuità simboleggiando la fasi della vita e della danza mitologica della Dea e del Dio: Dio, che nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si accoppia con lei a Beltane, regna come Re di primavera per poi indebolirsi e morire a Lammas.

Gli otto sabba della Ruota dell’Anno, compreso Imbolc, sono, appunto:

  • Samhain (vigilia del 31 ottobre), il Capodanno celtico, noto anche come Halloween
  • Yule (solstizio d’inverno, 20-21 dicembre), il Sol Invictus o Dio del Sole invitto
  • Imbolc (1-2 febbraio)
  • Ostara (equinozio di primavera, tra il 20 e il 23 marzo)
  • Beltane (30 aprile-1° maggio)
  • Litha (solstizio d’estate, 21 o 22 giugno)
  • Lughnasadh  (31 luglio-1° agosto)
  • Mabon (equinozio d’autunno, 22 o 23 settembre)

Di questi 8, 4 maggiori (Samhain, Imbolc, Beltane e Lughnasadh) e 4 minori (Yule, Ostara, Litha e Mabon).


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