La pulizia delle strade di Roma: tra migranti spazzini, (dis)servizi e piani operativi speciali

migranti spazzini

Un discorso intrecciato, molto: partiamo da questo presupposto.

Ma proprio perché intrecciato non è detto che non bisogna cercare di capirci qualcosa in più.

La pulizia di Roma e delle sue strade è un argomento certamente dibattuto e affrontato già da tempo; discariche sì, discariche no, l’azienda Ama e le varie vicissitudini. A tutto ciò si è aggiunto ultimamente un tema che a primo impatto potrebbe sembrare di poco conto ma che, a guardar bene, offre interessanti spunti di riflessione.

Da qualche mese a questa parte i cittadini romani, in diversi quartieri, hanno cominciato ad assistere ad un fenomeno inusuale: per le strade un cartello appoggiato ad uno zainetto che recitava: “Gentili signori desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina. Da oggi terrò pulita la vostra strada, vi chiedo solo un contributo per il mio lavoro, 50 centesimi” Buste, scope palette, e altro materiale per la pulizia sono bene accette”. 

Nelle vicinanze di questi cartelli ragazzi africani, intenti, appunto, a pulire, armati di scopa e sacchi, le strade di alcuni quartieri di Roma: da Monteverde a Prati, da Ostiense a Parioli e così via. Da notare che il primo quartiere in cui si sono viste queste pulizie “straordinarie” è stato il quartiere Monteverde e in particolare le vie vicino la tendopoli della Croce Rossa di Via Ramazzini.

Migranti, rifugiati politici, richiedenti asilo, ecc…quale sia lo status effettivo di questi anomali spazzini non è il punto della situazione su cui voglio soffermarmi; qui voglio concentrarmi su altre problematiche che emergono.

Vedendo ciò mi sono sorti alcuni interrogativi.

La prima domanda che mi sono fatto vedendo questi ragazzi in strada è stata la seguente: siamo sicuri che sia un’iniziativa spontanea e non il frutto di un’idea di entità o persone terze?

Per rispondere a questo quesito ho sfruttato la grande risorsa quale è il web in questi casi, ovviamente con tutte le verifiche del caso sulle informazioni che trovavo di volta in volta.

Ebbene, non è un’iniziativa spontanea: un ragazzo di nome Matteo Pennacchi è uno degli ideatori, come si evince da alcune interviste rilasciate a diversi quotidiani e dal profilo Facebook del ragazzo. Il giovane romano, scrittore e viaggiatore, vissuto tanti anni in Africa, ha creato anche una maglietta ad hoc da far indossare ai nuovi spazzini e ha puntato molto sulla diffusione dell’iniziativa attraverso i social network, facendola diventare virale, come si dice nel gergo ai tempi dei social network.

Iniziativa non spontanea, quindi. Detto ciò, non vuol dire che qualcuno o molti non possano ritenerla lodevole, per carità.

Quello che a me lascia perplesso è che in un tema delicato come quello dei migranti (inclusi profughi, richiedenti asili, rifugiati) questa sia un’iniziativa molto eterodiretta, con l’intento di creare un’integrazione quasi forzata, non andando ad analizzare concretamente il problema e rischiando di far dimenticare quale sia il nodo cruciale: la tratta dei migranti, i trafficanti di persone, cosa ci sia dietro ai viaggi della speranza che affrontano queste persone e cosa li spinge ad affrontarli.

Ma si sa, al giorno d’oggi è più facile prendere “like”, “condivisioni” e far diventare un’iniziativa virale se si punta alla leggerezza; se, invece, cerchi di capire come vanno le cose realmente vieni visto come il cattivo di turno.

Ma, come dicevo in apertura, non voglio dilungarmi su questa tematica specifica. In questo articolo mi basta ricordare che il confine tra iniziativa lodevole e sfruttamento (qualsiasi forma esso assuma) è molto labile e chiedermi se sia giusto che a pulire le strade di Roma siano questi ragazzi.

La seconda domanda, appunto, che mi sono posto e mi pongo tuttora è questa: noi cittadini romani, che paghiamo una tariffa per i rifiuti e imposte comunali per i servizi al cittadino, tra cui la pulizia delle strade in cui viviamo, possiamo ritenere normale che a pulire le strade dei nostri quartieri debbano pensarci persone, eterodirette o meno, che non siano dell’azienda che paghiamo per questi servizi?

rifiuti roma

Io dico assolutamente no. Non è normale. E non riesco a capire quelle persone che a questa domanda rispondono: “Almeno qualcuno pulisce…”  e lasciano qualche offerta ai nuovi spazzini. Le stesse persone che si lamentano che le strade sono sporche, che Ama non fa il suo dovere e che pagano salatamente la Ta.Ri. e le imposte comunali.

Non le capisco proprio perché noi cittadini paghiamo già qualcuno per fare ciò e quel qualcuno, giudicando dalla pulizia delle nostre strade, lo fa un po’ male. O meglio, chi gestisce questo servizio, lo gestisce un po’ male. E, per ultimo, il Comune di Roma, forse, non riesce ad intervenire come dovrebbe.

Ma, nel caso dei spazzini-migranti, se si fa un discorso del genere si è tacciati di razzismo e chiusura mentale, sempre secondo il finto perbenismo e moralismo imperante, la cui logica è molto simile alla “social network etichetta” di cui parlavamo poc’anzi.

Ma chi vede del razzismo in un discorso simile, dimostra di non voler andare a fondo nella tematica proposta: si tratta di far presente un disservizio notevole nella nostra città con strade a dir poco sporche e pulizie che spesso latitano.

Salvo in casi straordinari quali grandi eventi, giubilei, maratone e simili in cui si dispiegano forze ingenti che se fossero utilizzate, anche solo per metà, in situazioni ordinarie vedremmo una Roma ben più pulita.

Riflessioni e spunti di riflessioni, per il momento. Di certo, seguirò l’evolversi di questa vicenda, andando ancora più a fondo, se possibile.


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